I Permessi al lavoro: quali sono e come si richiedono

I Permessi al lavoro: quali sono e come si richiedono

by Claudia in blog 23/05/2018

E’ una necessità che prima o poi capita a tutti i lavoratori: dover chiedere qualche ora di permesso. Ma cosa è un permesso, quanti tipi ce ne sono e come si differenziano?

Il Permesso

Il permesso è un’assenza dal lavoro, solitamente di breve durata, riconosciuta dalla legge o dal contratto collettivo applicato su base oraria o per determinati motivi. I permessi di lavoro retribuiti rappresentano periodi di tempo in cui il dipendente può astenersi dall’obbligo della prestazione lavorativa conservando il posto di lavoro, la normale retribuzione prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) e il riconoscimento dell’anzianità di servizio.

I principali tipi di permessi lavoro sono i seguenti:

  • ROL

Riduzione dell’orario di lavoro (Rol): sono riconosciuti dai vari Ccnl su base annua ed il loro quantitativo, nell’arco dell’anno, varia a seconda del Ccnl nonché della qualifica, dell’anzianità di servizio e dell’orario di lavoro. In caso di mancata fruizione dei Rol da parte del lavoratore entro i termini previsti dalla contrazione collettiva, è prevista la monetizzazione del monte ore residuo, il cui valore è calcolato sulla base delle retribuzione in essere al momento in cui scade la possibilità di fruizione.

 

  • Permessi per lutto

Il permesso per lutto è il congedo facoltativo – e retribuito – per i dipendenti ai quali è venuto a mancare il coniuge, il convivente o un familiare (entro il II grado di parentela) e concede fino ad un massimo di 3 giorni l’anno di permessi retribuiti.

Il permesso riguarda esclusivamente i giorni lavorativi, quindi nel calcolo non rientrano i festivi e i giorni di riposo.

Il permesso per lutto va utilizzato entro 7 giorni dal decesso del familiare entro il secondo grado di parentela. Questo significa che si può richiedere il permesso retribuito per lutto qualora venga a mancare:

  • un genitore (I° grado di parentela);
  • un figlio (I° grado di parentela);
  • un fratello/sorella (II° grado di parentela)
  • un nonno (II° grado di parentela);
  • un nipote (II° grado di parentela).

Come richiederlo

Il lavoratore che è costretto ad assentarsi a causa del decesso di un familiare ha l’obbligo di avvertire tempestivamente il datore di lavoro. Nella comunicazione vanno indicati i giorni di permesso che si vogliono utilizzare.

Una volta rientrato a lavoro, il dipendente deve consegnare al datore di lavoro la documentazione relativa al decesso del parente, la quale deve essere corredata da un’autocertificazione o dalla certificazione rilasciata dal Comune.

  • Permesso per grave infermità del coniuge o del parente

Lo stesso articolo che prevede per il lavoratore il diritto di assentarsi in seguito al decesso di un familiare, estende i tre giorni di permesso l’anno anche nei casi di documentata grave infermità del coniuge, di un parente entro il II° grado o di un convivente riconosciuto.

In questo caso per utilizzare il permesso il lavoratore deve presentare, entro il 5° giorno dal rientro, una certificazione del medico specialista o da qualsiasi altra figura autorizzata dal Servizio Sanitario Nazionale.

  • Permessi retribuiti in base alla legge 104/92

Totalmente a carico dell’Inps, possono essere richiesti dal dipendente al datore di lavoro per specifiche circostanze: disabili in situazione di gravità; genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità; coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto (art. 1, c. 36-37, l. n.76/2016), parenti o affini entro il 2° grado di familiari disabili in situazione di gravità (il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di 3° grado solo qualora i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto, della persona con disabilità grave, abbiano compiuto 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti). La persona che richiede o per la quale si richiedono tali permessi deve essere in situazione di disabilità grave, ai sensi del comma 3 dell’articolo 3 della legge 104/1992; inoltre, non deve essere riscontrato il ricovero a tempo pieno, presso strutture ospedaliere o simili, del disabile grave.

I permessi retribuiti ai sensi della l. 104/1992 si traducono, per il lavoratore disabile, in 3 giorni di riposo al mese anche frazionabili in ore o, in alternativa, in riposi giornalieri di una o 2 ore. Invece per i genitori e i famigliari lavoratori, è necessario distinguere in base all’età dell’assistito. Infatti ai genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità minori di 3 anni spettano in alternativa:

  • 3 giorni di permesso mensili, anche frazionabili in ore;
  • prolungamento del congedo parentale con diritto per tutto il periodo ad un’indennità pari al 30% della retribuzione;
  • permessi orari retribuiti rapportati all’orario giornaliero di lavoro: 2 ore al giorno in caso di orario lavorativo pari o superiore a 6 ore, un’ora in caso di orario lavorativo inferiore a 6 ore

Per i genitori biologici di figli disabili in situazione di gravità di età compresa tra 3 e 12 anni di vita e per i genitori adottivi o affidatari di figli disabili in situazione di gravità (purché siano trascorsi dai 3 ai 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore) sono previsti in alternativa: 3 giorni di permesso mensili, anche frazionabili in ore, o il prolungamento del congedo parentale con diritto per tutto il periodo ad un’indennità pari al 30% della retribuzione. Ai genitori biologici di figli disabili in situazione di gravità oltre i 12 anni di età e ai genitori adottivi o affidatari di figli disabili in situazione di gravità oltre i 12 anni dall’ ingresso in famiglia del minore, spettano 3 giorni di permesso mensili, anche frazionabili in ore. Ai genitori, al coniuge, alla parte dell’unione civile, al convivente di fatto, ai parenti e agli affini della persona disabile in situazione di gravità, spettano 3 giorni di permesso mensile, anche frazionabili in ore.

  • Congedo matrimoniale

Riconosciuto in occasione del matrimonio o unione civile, ha normalmente una durata complessiva di 15 giorni (sabati e domeniche inclusi), non frazionabili, che decorrono dal giorno del matrimonio/unione civile (il datore di lavoro deve normalmente concederlo entro i 30 giorni successivi alla data in cui è stato contratto il matrimonio). In congedo matrimoniale si ha diritto, di norma, al compenso ordinario di una normale giornata lavorativa.

  • Permessi per controlli prenatali e allattamento

Al di fuori della normativa del congedo di maternità e paternità ci sono dei permessi che spettano alla madre durante la gravidanza, sono retribuiti e non sono da considerarsi assenze per malattia.

permessi servono per effettuare analisi, controlli prenatali, esami e accertamenti clinici, nel caso in cui questi devono essere effettuati durante l’orario di lavoro.

Permessi per allattamento: sono riconosciuti alla madre lavoratrice (in taluni casi anche al padre lavoratore), nella misura di 1 o 2 al giorno (anche cumulabili) per il primo anno di vita del figlio (fino a 3 anni in caso di handicap grave del bambino) o durante il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento. Totalmente a carico dell’Inps, questi periodi di riposo spettano nella misura di un’ora se l’orario giornaliero è inferiore a 6 ore e di 2 ore ove l’orario giornaliero di lavoro duri oltre 6 ore. In caso di parto gemellare o, in alternativa, in caso di adozione o affidamento di più minori, le ore di riposo spettanti alla lavoratrice sono raddoppiate mentre si riducono a mezz’ora ciascuno ove si fruisca dell’asilo nido o di un’altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

Il permesso spetta al padre se:

  • i figli sono affidati solo a lui;
  • la madre lavoratrice dipendente non se ne avvale;
  • la madre non è lavoratrice dipendente;
  • la madre è deceduta o gravemente malata.
  • Permessi donazione sangue

Per la donazione di sangue ed emocomponenti, il lavoratore ha il diritto di assentarsi per 24 ore, a partire dal prelievo. Il permesso è retribuito dal datore di lavoro e rimborsato dall’Inps. Al termine della fruizione del permesso, il lavoratore è tenuto a presentare l’attestazione sanitaria dell’avvenuto prelievo.

  • Permessi per visite mediche

Se il lavoratore deve sottoporsi a visite mediche o terapie, sia generiche che specialistiche, possono essergli concessi, a seconda di quanto disposto dai contratti collettivi e dalle prassi aziendali:

  • dei permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi la visita e l’orario in cui è stata eseguita;
  • lo scomputo delle assenze per visita medica, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • dei permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita.

Se il dipendente si assenta per effettuare delle visite mediche o per sottoporsi a terapie ambulatoriali in regime di day hospital, l’assenza beneficia dello stesso trattamento delle assenze per malattia, come confermato dall’Inps in una sua nota circolare . Lo stesso trattamento delle assenze per malattia vale anche se il dipendente deve assentarsi per effettuare cicli di cura ricorrenti.

 

  • Cariche pubbliche elettive

Se il lavoratore dipendente, sia pubblico sia privato, detiene carichepubbliche elettive, gode del diritto di assentarsi per prendere parte alle sedute dell’organismo che rappresenta (consiglio comunale, provinciale, comunità montane, unioni di comuni ecc.) e dei consigli circoscrizionali (solo per i Comuni con popolazione maggiore a 500mila abitanti). Il permesso:

  • riguarda il tempo necessario a raggiungere e partecipare alle assemblee: se queste si tengono in serata, il lavoratore ha il diritto di tornare sul posto di lavoro dopo le 8.00 del giorno successivo, ma se si protraggono dopo la mezzanotte, il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal lavoro per la giornata successiva;
  • consente al lavoratore di assentarsi per non più di 24 ore al mesein caso di copertura di particolari cariche, quali presidente di consiglio comunale o provinciale, assessori comunali e provinciali, aumentate a 48 nel caso di sindaci e presidenti delle province (è possibile beneficiare di permessi non retribuiti fino a 24 ore al mese).

 

  • Esami e concorsi

Ad esclusione di casi sporadici per pochissimi CCNL, al lavoratore dipendente sono concessi otto giorni l’anno non cumulabili di permesso retribuito, per affrontare esami e concorsi validi solo per il giorno in cui si tiene l’evento, a patto che questi ne faccia comunicazione al datore di lavoro producendo anche una certificazione rilasciata dalla commissione esaminatrice in cui si attesti l’effettiva partecipazione alla sessione. Il permesso non riduce le ferie né l’anzianità del servizio ma esclude i compensi per il lavoro straordinario e quelli riconducibili all’effettiva prestazione, quali indennità di turno e reperibilità.

  • Studio

I lavoratori studenti, iscritti a regolari corsi di studio presso scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione o formazione professionale, sia statali sia parificate, riconosciute legalmente o abilitate al rilascio di titoli validi legalmente, possono beneficiare dei permessi studio utilizzabili solo per la frequenza dei corsi secondo queste regole:

  • le ore di permesso concesse ammontano solitamente a 150 in un triennio, ma possono salire fino a 250 nel caso di un corso di studi compreso nel ciclo della scuola dell’obbligo;
  • i lavoratori hanno il diritto di ottenere turni di lavoro che gli consentano di coprire al meglio la frequenza dei corsi, e possono non prestare lavoro straordinario o in occasione dei risposi settimanali.