Team Building: serve davvero?

Team Building: serve davvero?

by Claudia in blog 01/06/2018

Rafting, Cooking lesson, orienteering, orchestra di percussioni…non stiamo parlando di nuovi hobby o sport in voga, ma dei più popolari tipi di Team building proposti oggi alle aziende.

Sempre di più infatti le aziende propongono ai propri dipendenti e collaboratori questo tipo di esperienza con lo scopo di ottenere migliore coesione e collaborazione tra i colleghi.

Ma cosa significa Team Building ?

Il team building nell’ambito delle risorse umane, costituisce un insieme di attività formative e procedimenti che servono a far interagire un gruppo di persone allo scopo di migliorarne la capacità di lavorare in squadra.

Il teambuilding indica specifiche metodologie nate e sviluppate per lavorare sui gruppi ed in particolare su team di lavoro task-oriented. La sua attività si focalizza nello sviluppo delle competenze distintive di un’azienda andando a creare un senso di identità su ogni componente del gruppo di lavoro.

La costruzione del gruppo può avere una maggior valenza formativa, se associata ad un’analisi dettagliata dei bisogni, a fasi strutturate di debrief oppure può avere una valenza principalmente ludica, qualora l’obiettivo sia far rilassare il gruppo creando una sensazione di appartenenza ad un team. L’attività stimola le aziende a riflettere sull’importanza di lavorare in contesti relazionali piacevoli. Vivere in prima persona facilita la possibilità che l’esperienza si trasformi in apprendimento tale da cambiare i nostri comportamenti ed avere un impatto che permanga a molto nella nostra memoria.

Nonostante questo il team building non gode sempre di un’ottima reputazione. Colpa, probabilmente, di un approccio caricaturale di alcuni sketch televisivi o di serie come The Office che lo calano in contesti provocatori come corse sui carboni ardenti, improbabili haka di gruppo e altre attività simili. Non è così, in realtà. Nonostante gli stereotipi il team building è una cosa molto seria e, a detta di molti manager, è uno dei più importanti investimenti che si possono fare all’interno di un azienda.

A teorizzarlo, inizialmente, fu Bruce Tuckman, ricercatore americano che canonizzò il modello delle fasi di sviluppo di un team: il forming, in cui i membri del gruppo sperimentano il terreno relazionale in cui si trovano per orientare i loro comportamenti in funzione dell’obiettivo da perseguire. Lo storming, in cui il gruppo inizia a raccogliere e mettere in evidenza le idee progettuali dei singoli membri in funzione del lavoro da svolgere. Il norming, in cui il gruppo di lavoro inizia a confrontarsi con uno spirito orientato al raggiungimento dell’obiettivo, le opinioni personali sono valorizzate in funzione della differenze e gli obiettivi di progetto prevalgono su quelli individuali. Il performing, che rappresenta lo stadio in cui il gruppo si presenta ormai maturo, focalizzato sul compito e orientato alla produttività e al rendimento. E infine l’adjourning è la fase finale del gruppo, quella che precede il suo scioglimento. Essa può essere sia spontanea, sia programmata, e si concretizza quando il gruppo ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissato.

Prendiamo la fuga da una Escape Room, una delle attività di team building più in voga in questo periodo. Il gruppo viene imprigionato in una stanza dalla quale si potrà uscire, in un tempo prestabilito, solamente risolvendo degli enigmi o svolgendo lavori in gruppo. Si tratta di un’attività apparentemente ludica, che tuttavia tocca tutte le fasi di sviluppo del team teorizzate da Tuckman: migliora la comunicazione tra colleghi o tra dipendenti e dirigenti (forming), ispira il pensiero creativo collettivo attraverso attività di brainstorming nel tentativo di trovare una via d’uscita (storming), promuove le abilità di risoluzione dei problemi (norming), motiva le persone e fa emergere le potenziali leadership (performing). Motivo, quest’ultimo, per cui le attività di team building sono molto utili anche nel contesti di selezione delle risorse umane. Più cooperazione, meno competizione.

Tipi di Team Building

Il team building ha quindi preso in prestito e rielaborato alcune attività ludiche, sportive, teatrali, musicali e così via, divenendo sempre più un contenitore flessibile e articolato. Rimane la necessità di saper distinguere il team building “formativo” e costruttivo da quello prevalentemente “ludico”. Nel primo caso il fine è la consapevolezza nei partecipanti dell’avvenuto cambiamento, nel secondo caso il fine è l’esperienza in sé.

E’ scientificamente dimostrato: un buon Team Building migliora drasticamente il buon umore e il funzionamento della squadra. In quali ambiti noteremo i miglioramenti?

  • – Comunicazione
  • – Ascolto reciproco
  • – Rispetto per le opinioni altrui
  • – Fiducia
  • – Integrazione del team
  • – Miglioramento delle capacità di problem solving
  • – Capacità di affrontare circostanze in rapido mutamento
  • – Capacità di gestire lo stress
  • – Capacità di gestire il tempo e le scadenze
  • – Capacità di affrontare la crisi personale e aziendale
  • – Spirito di squadra.

Serve sinergia all’interno di un gruppo, non si può rimanere chiusi e legati esclusivamente alle proprie mansioni senza fare gioco di squadra con gli altri elementi dell’azienda che completano il processo produttivo. Ecco che bisogna uscire dai propri saperi, dalle gerarchie e instaurare un processo di relazione tra pari con ognuno le proprie competenze.

E dopo?

Il giorno dopo il “gioco” si deve riuscire a trasmettere un po’ di quello che si è provato nei rapporti e nella cultura organizzativa dell’azienda, nella condivisione dei saperi ed esperienze per attivare in maniera permanente reali processi di cambiamento, perché non rimanga tutto come era prima.